Confronti e polemiche
LA DIAGNOSI PSICOPATOLOGICA DIFFERENZIALE
E LA CRISI
DELL’ASSISTENZA PSICHIATRICA
—– Original Message —–
From: "Anna Fubini" <a_fubini@LIBERO.IT>
To: <PM-SMC@LISTSERVER.SICAP.IT>
Sent: Monday, June 07, 2010 6:25 AM
Subject: Re: [PM-SMC] sul lavoro di comunità: comunità come collettività e
grande opportunità DIAGNOSTICA
……….
Coglievo l’occasione della discussione in corso per rivolgermi
direttamente a professionisti esperti, come
chi lavora nelle Comunità, e proporre loro una ben
precisa RICHIESTA, invece troppo spesso disattesa da parte delle più varie
sedi e circostanze.
…… non mi pare un lavoro inutile cercare di mettere in atto
ogni accorgimento di DIAGNOSI DIFFERENZIALE.
COMMENTO
Il fatto che il problema della diagnosi psicopatologica differenziale
corrisponda
ad una richiesta fondamentale non soltanto dell’assistenza in comunità,
ma di TUTTA la psichiatria, ad ogni livello (teoria, ricerca, clinica,
didattica, professione, ecc.) è stato segnalato ufficialmente dalla
SIMPSI- Società Italiana Medici Psicopatologi e Psicoterapeuti -
sin dal 1985 ( v. comunicazione al XXXVI Congresso della SIP-
Società Italiana di Psichiatria, Milano, ottobre 1985) ed è stato
puntualmente ribadito, negli anni successivi, sino ad oggi, sia
attraverso i lavori scientifici pubblicati su "Psicoterapia Professionale",
Rassegna dell’Istituto CESAD, sia attraverso numerosi articoli e
lettere aperte pubblicati su diversi bollettini degli Ordini dei Medici
di tutta Italia (allego il testo di una di queste lettere aperte,
di seguito a questo commento), sia attraverso comunicazioni
in convegni, simposi e tavole rotonde ( l’ultima tavola
rotonda, sulle personalità psicopatiche e sulla psicopatologia clinica
di K.Schneider, è stata tenuta a Genova, nella sede del nostro Istituto,
il 28 ottobre del 2009).
Chi fosse interessato a questa problematica potrà trovare
la relativa documentazione, di ordine scientifico e professionale, nel
sito Internet del nostro Istituto CESAD: www.istpsico.it.
( Una sintesi dei trentennali dibattiti sostenuti dalla SIMPSI su
questo argomento sarà inoltre presto disponibile su un volume
di prossima pubblicazione, a cura del nostro Istituto :
"Psicopatologia Sistematica e Metodo Dialettico" ).
E’ necessario, in proposito, precisare ancora una volta che, se
questa richiesta fondamentale di diagnosi psicopatologica differenziale
viene sistematicamente "disattesa da parte delle più varie
sedi e circostanze", ciò non dipende da inadeguatezze legislative
(recenti o remote), ma da una lacunosa formazione psicopatologica
del medico che, nel corso dei suoi studi universitari (generici e
specialistici) riceve un insegnamenhto psichiatrico basato esclusivamente
sul famigerato manuale operazionistico DSM.
L’impostazione grossolanamente pragmatistica di questo manuale fa sì
che venga inquadrato nel concetto categoriale di "malattia mentale"
(cioè di "psicosi") ogni manifestazione comportamentale che arrechi
"disturbo" all’individuo e/o alla società.
Conseguentemente, vengono fatti rientrare in questa categoria
non solo i quadri clinici psicopatologici dipendenti da accertate o
probabili cerebropatie ( intossicazioni, anemie, disfunzioni circolatorie,
processi degenerativi, neoplasie, ecc.), ma anche le psicopatie
(personalità psicopatiche e sviluppi psicopatici) che, secondo
la definizione di K.Schneider, "nè oggi, nè mai, potranno essere
ricondotte a malattie".
Per quanto la diagnostica psicopatologica differenziale tra psicosi
e psicopatie sia stata chiaramente definita già nei primi decenni del
secolo scorso ( la 1a edizione della "Psicopatologia Generale" di
K.Jaspers risale al 1913, mentre la "Psicopatologia Clinica" di
K.Schneider è nata nel 1934), essa è stata da sempre sostanzialmente
ignorata, ad ogni livello (scientifico, epistemologico, clinico, didattico),
dalla psichiatria accademica italiana, la quale, inoltre, negli ultimi
decenni, ha adottato, incondizionatamente ed acriticamente, la
manualistica "ateoretica" DSM.
Una delle più eclatanti conseguenze di questa sudditanza DSM è
l’uso grossolanamente funzionalistico e "ateoretico" dei concetti
di "psicosi", di "diagnosi" e di "malattia mentale", per cui
anche una personalità psicopatica che presenti un comportamento
più o meno gravemente disadattato viene ad essere "diagnosticata"
(con etichette varie, quali "distimia", "depressione maggiore",
"personalità borderline", ecc.) come una "psicosi cronica"
e, come tale, "curata" con trattamenti "terapeutici"
di ordine psichiatrico, nè più e nè meno di quanto
accadeva negli ospedali psichiatrici di esecrata memoria.
Occorre aggiungere che, nel corso di questi ultimi decenni,
il nostro impegno, come SIMPSI e come Istituto CESAD,
per una migliore formazione culturale e professionale del medico
in campo psicopatologico (e, in particolare, nella diagnostica
psicopatologica differenziale) è stato sistematicamente osteggiato
dalle autorità accademiche, con la complice indifferenza
di larga parte della categoria medica.
Non è di molto costrutto lamentare gli attuali disastrosi guasti
della psichiatria, rifiutandosi, ancor oggi,
di esaminarne criticamente le cause.
G.Giacomo Giacomini
Presidente SIMPSI
ALLEGATO
S I M P S I
SOCIETA’ ITALIANA MEDICI
PSICOPATOLOGI E PSICOTERAPEUTI
SEDE NAZIONALE
16121 Genova – Via A.M. Maragliano, 8/5 – Tel/Fax 010/580903
Internet: www.istpsico.it e-mail: giacomin@libero.it
AGGIORNAMENTI CULTURALI
A tutti i Presidenti degli Ordini dei Medici
A tutti i Colleghi
Genova, dicembre 2009
RITORNARE ALLA PSICOPATOLOGIA CLASSICA: PERCHE’ ?
Una tavola rotonda, a Genova, sulla psicopatologia clinica di Kurt Schneider.
In una recente tavola rotonda, svoltasi a Genova, in onore del celebre psichiatra Kurt Schneider *, è stato auspicato un ritorno alla psicopatologia classica ed ai suoi criteri clinici e diagnostici.
E’ ben noto come, già da diversi decenni, questi criteri siano stati snaturati dall’introduzione, in psichiatria, a livello internazionale, tanto nella ricerca e nella didattica universitaria, quanto nella clinica e nell’assistenza istituzionale, del controverso manuale DSM ( Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali, nelle sue successive versioni: I, II, III, IV ). Tale manuale è stato presentato, dai suoi sostenitori, come lo strumento pragmaticamente più efficiente per risolvere i dibattuti problemi della diagnostica psichiatrica, al di là della disparità di teorie, metodologie e linguaggi, esistente, sin dalle sue origini, nella psicopatologia moderna.
Ma quali sarebbero le soluzioni proposte dal manuale DSM per i problemi della clinica psichiatrica?
Si può dire, innanzi tutto, che, con la sua impostazione dichiaratamente “pragmatica” ed esplicitamente “antiteoretica”, il manuale DSM venga ad assumere un atteggiamento semplicistico, molto simile a quello che caratterizza l’uomo comune di fronte alla malattia.
In realtà, per il profano digiuno di conoscenze mediche, la condizione di malattia coincide con lo stato di sofferenza percepita soggettivamente e con tutte quelle limitazioni delle funzioni fisiche e mentali che ad esso si accompagnano.
“Mi sento male” è generalmente, per il paziente, sinonimo di malattia, ma è anche, non di rado, motivo di disaccordo e di polemica con il medico curante. In effetti, quest’ultimo, in base alla sua preparazione scientifica e professionale, sa che non sempre sofferenza e disturbo sono sintomo di malattia e che uno stato di disagio fisico o mentale denunciato dal paziente non sempre trova riscontro in una “reale” condizione morbosa, e viceversa.
Questa divergenza del punto di vista del medico rispetto a quello del paziente dipende dal fatto che il medico, in ragione della sua formazione scientifica naturalistica, è stato istruito a considerare come autentica “malattia” soltanto ciò che è sperimentabile e quantificabile come abnorme in base a rigorosi criteri obiettivi, che trovano il loro punto di riferimento nelle scienze fisio-biologiche, quali l’anatomia patologica, la chimica e la fisica.
Perciò, nessun medico che eserciti seriamente la sua professione penserà mai di considerare un disordine funzionale come una dispnea, o una febbre, o una tachicardia, o una mialgia, o un senso di angoscia, ecc., come una “malattia “ in quanto tale, ma piuttosto si interrogherà in merito alla possibilità che queste disfunzioni e disagi possano costituire “segni” o “sintomi” di uno stato patologico, il cui fondamento dovrà tuttavia essere individuato sul terreno fisico-somatico e sul quale dovrà pertanto basarsi la diagnosi clinica di malattia. In base alla propria cultura scientifica, il medico sa che questo criterio diagnostico differenziale tra un quadro clinico fondato su un reperto somatico e un quadro clinico che ne è privo è di primaria importanza dal punto di vista metodologico e terapeutico. Infatti, nel primo caso sarà possibile adottare una metodologia naturalistica di spiegazione causale e programmare una corrispondente terapia specifica contro le cause patogene; nel secondo caso, invece, di fronte ad un evidente scarto psico-somatico tra l’entità della sofferenza soggettiva e l’esiguità ( o l’assenza ) del reperto organico, resterà aperto l’interrogativo se sia possibile reperire una metodologia in grado di soddisfare le nostre esigenze di una spiegazione scientifica.
Queste premesse elementari sono necessarie per comprendere sino a qual punto il manuale DSM, in relazione alla psicopatologia, pretenda di stravolgere le norme basilari del ragionamento clinico.
In effetti, quando, nelle sue classificazioni cliniche, presenta sindromi e sintomi tipici della psicopatologia classica, quali l’ansia, la depressione, le fobie, le coazioni, le idee ossessive, o le personalità abnormi, ecc. il suddetto manuale non stabilisce alcun serio criterio di diagnostica psicopatologica differenziale tra quei casi in cui tali sindromi siano correlate con reperti somatici patologici e quei casi in cui una tale correlazione risulti assente.
Accade così che, mentre nella psicopatologia classica ( soprattutto nella sua versione più moderna, che fa capo principalmente ad autori quali K.Jaspers e K.Schneider ), conformemente a quanto statuito dalla clinica medica, nessuna reale diagnosi di malattia risulta legittimabile, qualora le manifestazioni psichiche abnormi non siano riferibili ad un ben obiettivabile fondamento somatico, nel caso del manuale DSM, invece, anche i quadri sindromici privi di un tale fondamento ( quali ansia generalizzata, disturbo ossessivo-compulsivo, distimie varie, comportamenti di personalità abnormi, ecc.) vengono “diagnosticati” come entità morbose e malattie mentali di interesse psichiatrico.
Questa indebita estensione del concetto di malattia al livello sindromico, da parte del DSM, conduce, da un lato, ad una adulterazione di tale concetto, che, dalla sua formulazione scientifica, viene degradato a quella, volgarizzata, dell’uomo comune, mentre, dall’altro lato, ci riporta ad una visione manicomiale della malattia mentale, la cui “diagnosi” viene basata su criteri di disadattamento e di “disturbo” rispetto agli ordinamenti ed alle convenzioni dell’ambiente sociale.
D’altra parte, la moderna psicopatologia classica, mentre nega alle sindromi di tipo psicopatico lo statuto di “malattia mentale” e di “entità nosografica”, riconosce la loro autonomia metodologica, conforme al principio della comprensione ( Verstehen ), inquadrandole nella problematica della personalità e della sua dialettica.
Al contrario, con il suo radicale misconoscimento dei criteri di diagnostica differenziale della moderna psicopatologia classica, - per la quale le alterazioni psichiche non riconducibili ad un fondamento neurobiologico non possono, né debbono, essere qualificate come “malattie” o “entità nosografiche”, ma sono da inquadrarsi nella problematica della psicopatie e delle personalità psicopatiche, - il DSM si rende anche responsabile della più grave adulterazione dello stesso concetto di personalità, cui viene negata quell’autonomia metodologica che già le era stata garantita, da parte di K.Jaspers e di K.Schneider, con l’introduzione, in psicopatologia, del principio della comprensione ( o Verstehen, pertinente alla soggettività ed alla sua dialettica interiore), in contrapposizione al principio naturalistico della spiegazione ( o Erklaeren, attinente alla categoria nosografica delle psicosi).
Occorrerà, al riguardo, sottolineare che, in assenza del riconoscimento, alla problematica della personalità, di una sua autonomia metodologica fenomenologico-dialettica, non sarà neppure possibile conferire un fondamento sistematico alla teoria della psicoterapia e dei trattamenti psicoterapeutici e psicopedagogici, che verranno pertanto ridotti a pure operazioni empiriche di condizionamento per la modifica automatizzata dei comportamenti esteriori, in funzione di un adattamento standardizzato dell’organismo alle richieste dell’ambiente esterno.
Il ritorno ai criteri metodologici della psicopatologia classica, quali sono stati formulati, nella loro versione più moderna, sul piano teoretico e clinico, da autori quali K.Jaspers e K.Schneider, è dunque la condizione indipensabile e indilazionabile per il superamento della grave crisi in cui si trova la psichiatria contemporanea, sia come didattica universitaria per la formazione psicopatologica del medico, sia per quanto concerne un’adeguata assistenza specialistica fondata su una corretta diagnostica psicopatologica differenziale.
G.Giacomo Giacomini
Presidente SIMPSI
* La tavola rotonda è stata tenuta il 28 Ottobre 2009, nella sede dell’Istituto CESAD - Centro Studi per l’Analisi Dialettica, in via Anton M. Maragliano 8, con il seguente programma:
LA PSICOPATOLOGIA FENOMENOLOGICA DI KURT SCHNEIDER: UNA SVOLTA STORICA NELLA PSICHIATRIA CONTEMPORANEA
Relatori:
Riccardo Dalle Luche: “ Le Personalità Psicopatiche” di Kurt Schneider
G.Giacomo Giacomini: Tradizione e rivoluzione nella psicopatologia di K.Schneider: metodo della spiegazione e metodo della comprensione. Personalità psicopatiche, psicosi e diagnosi psicopatologica differenziale.
Pantaleo Fornaro: Segni, sintomi ed esperienza vissuta nel Delirium
Natale Calderaro: " Le Personalità Psicopatiche" di K.Schneider: questioni metodologiche e aspetti clinici.
SOCIETA’ ITALIANA MEDICI
PSICOPATOLOGI E PSICOTERAPEUTI
SEDE NAZIONALE
16121 Genova - Via A.M. Maragliano,
8/5 - Tel/Fax 010/580903
Internet: www.istpsico.it
Presidente SIMPSI
From: Andrea MazzeoSent: Monday, March 02, 2009 4:25 PMSubject: [PM-SMC] Res: [PM-SMC] Riforma 180: rispostine, peluzzi e giochini..
…. i DSM hanno rappresentato la transizione da un sistema basato sul principio di autorità e sul "verbo" del maestro ad un sistema più democratico basato sulle evidenze.–